Una pausa imbarazzante durante il pranzo, che viene frettolosamente riempito di notizie dai social network.
Un televisore costantemente acceso come sfondo, riferisce un corrispondente di .
La paura di rimanere soli quando le conversazioni si esauriscono e di scoprire che non c’è proprio nulla di cui parlare. Questa paura del silenzio è spesso una paura di affrontare lo stato reale della relazione, non adornato da sdolcinature e rumori verbali.
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All’inizio di una relazione, il silenzio può essere intenso, comunicativo: basta guardarsi e basta. Col tempo, se il legame si indebolisce, il silenzio diventa vuoto, pressante.
Diventa una stanza ronzante in cui la mancanza di un contatto reale è fin troppo chiaramente udibile. E noi vogliamo istintivamente soffocare questo ronzio.
Gli psicologi considerano il silenzio confortevole come il segno più evidente di fiducia e sicurezza. Non c’è bisogno di intrattenervi a vicenda, di dare un significato, potete semplicemente essere.
Se questa opportunità scompare, significa che tra voi sono cresciute tensioni, rancori inespressi o semplicemente un abisso di alienazione. Un sottofondo costante sotto forma di serie televisive o spot pubblicitari non è sempre e solo relax.
A volte è una stampella che vi aiuta a non accorgervi che avete già perso la capacità di camminare insieme. Fuori narrativa sostituisce il dialogo interno.
Si discute del destino degli eroi perché si ha paura di discutere del proprio. Gli esperti consigliano di non fuggire dal silenzio, ma al contrario, a volte di crearlo deliberatamente.
Spegnete tutti gli schermi, sedetevi uno di fronte all’altro con una tazza di tè e lasciate che ci siano delle pause. I primi minuti saranno imbarazzanti, è normale.Ma se dopo un quarto d’ora non avete trovato un terreno di conversazione comune, questo è un segnale. L’esperienza personale suggerisce che in una relazione sana e vivace il silenzio è una tregua, non un fallimento.
Si può stare in silenzio a lavare i piatti o a guidare in macchina e si percepisce la presenza dell’altro. Non si tratta di un vuoto opprimente, ma di uno stare insieme calmo e fiducioso.
Cercate di sfruttare questi momenti non come una sfida, ma come un’opportunità per un diverso tipo di contatto. Un tocco leggero, un incontro di sguardi, un sorriso.
La comunicazione non verbale spesso dice molto più delle parole ed è nel silenzio che prende vita. Se la paura del silenzio è opprimente, vale la pena chiedersi: cosa ho paura di sentire in questo silenzio?
I miei pensieri di insoddisfazione? La voce di un partner che potrebbe dire qualcosa di spiacevole?
O semplicemente l’assordante risuonare della solitudine che arriva anche se qualcuno è seduto accanto a voi? La risposta a questa domanda sarà l’inizio di un’importante conversazione con voi stessi e forse con qualcuno che amate.
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