Perché non si può prendere il gattino in anticipo: la finestra invisibile che si chiude per sempre

Il momento in cui un batuffolo varca per la prima volta la soglia di una nuova casa sembra l’inizio di una storia.

Ma in realtà, a questo punto, sono già stati scritti interi capitoli che definiscono il suo carattere, il suo coraggio e la sua capacità di fidarsi, come riferisce un corrispondente di .

Il periodo più importante nella vita di un gatto – la finestra di socializzazione – è tra le due e le sette settimane di età. Ciò che gli accade durante questi giorni frenetici è impresso per sempre nella sua psiche.

Questo è il periodo in cui i gattini imparano ad essere tali. Giocare con i fratelli, a volte in modo violento, con morsi e calci, non è solo divertente, ma è anche un’attività che si svolge in un ambiente di gioco. chiave lezione di comunicazione.

Imparano il potere di un morso che non fa male e il linguaggio del corpo che dice “basta”. Un gattino senza questa esperienza rischia di diventare socialmente disadattato, di non capire i segnali degli altri gatti e di rispondere con aggressività al gioco.

Ma ancora più importante è la familiarità umana. Gli studi dimostrano inequivocabilmente che i gattini che sono stati presi in braccio quotidianamente nel primo mese di vita crescono più socievoli, sicuri di sé e meno inclini all’aggressività.

Quelli che sono stati isolati dall’uomo prima dei due mesi di vita possono rimanere per sempre timorosi e diffidenti. La porta del mondo della fiducia umana è socchiusa per un breve periodo.

La madre gatta non agisce solo come nutrice, ma anche come prima maestra. È da lei che i gattini adottano modelli di comportamento, imparano a cacciare (o meno) e a relazionarsi con il mondo circostante.

Lo svezzamento precoce, fino a 8 settimane, da madre e parenti spesso porta a problemi: un gatto di questo tipo può essere ipereccitabile, avere uno scarso controllo dei morsi e non capire il galateo dei gatti. Ecco perché gli allevatori e i felinologi responsabili insistono sul momento ottimale per trasferire un gattino in una nuova famiglia: non prima di 12-14 settimane.

Questo mese e mezzo “extra” non è un capriccio, ma un investimento nella sua psiche stabile. In questo periodo avrà il tempo di fare tutte le vaccinazioni necessarie e, soprattutto, di superare il corso di “università del gatto” sotto le cure della madre.

La ragazza ha preso il suo gatto a tre mesi e la differenza con il gattino preso a un mese e mezzo è stata impressionante. Era sicuro di sé, entrava subito in contatto, giocava, si toglieva con cura gli artigli e imparava rapidamente a usare la lettiera: tutto questo gli era stato insegnato dalla madre.

Non succhiava gli angoli e non soffriva di ansia da separazione. Si trattava di un animaletto pronto e formato, con un sistema nervoso stabile.

La carineria momentanea di una foto con una briciola nel palmo della mano vale i potenziali problemi comportamentali futuri? Per me la risposta è ovvia.

Consentendo a un gattino di seguire un corso completo di “addestramento di base” nel nido, si ottiene non solo un animale domestico, ma un animale armonioso che comprende sia la sua specie che il nostro mondo umano. Chiudere in anticipo questa finestra di opportunità significa gettare con le proprie mani le basi per future incomprensioni e paure.

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