Cosa succederebbe se un cane e un gatto si scambiassero di posto: Vedere il mondo da un’altezza diversa

Immaginate per un attimo che il vostro cane acquisti improvvisamente grazia felina, amore per l’altezza e indipendenza, mentre il vostro gatto inizi a scodinzolare e a desiderare approvazione.

Sebbene ciò sia impossibile nella realtà, l’osservazione del loro comportamento naturale ci permette di simulare questo esperimento mentale, riporta .

Questo esperimento illustra in modo vivido come sia strutturata in modo diverso la loro percezione dello spazio e della sicurezza. Per un cane il mondo è in gran parte orizzontale, mentre per un gatto è verticale.

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Un cane, trovandosi “nella pelle” di un gatto, perderebbe innanzitutto la fonte di conforto di base: una gerarchia stabile. La sua mente sociale richiederebbe una chiara comprensione di chi comanda in casa e del suo posto in questa struttura. Un gatto, invece, diventando un cane, sperimenterebbe un enorme stress dovuto alla necessità di coordinarsi costantemente con il padrone e di mostrare apertamente le proprie emozioni. La sua autosufficienza si dissolverebbe in un bisogno di costante affermazione del legame.

Gli esperti di zoopsicologia richiamano spesso l’attenzione sui diversi atteggiamenti nei confronti del territorio. Un cane sorveglia il perimetro pattugliando i confini. Un gatto esplora il volume creando percorsi sicuri al piano superiore e rifugi appartati per sé. Se si scambiassero i loro istinti, il cane inizierebbe a costruire nidi sugli armadi e il gatto ad abbaiare furiosamente a ogni fruscio fuori dalla porta, senza la fisicità per difendersi. Il caos sarebbe inevitabile.

Questo scenario ipotetico ci insegna la cosa più importante: non si può allevare un gatto come un cane e pretendere la calma di un cane. Cercare di costringere un gatto a obbedire ai comandi per desiderio di compiacere o addestrare un cane a fare un pisolino di venti ore è destinato a fallire e a rovinare le relazioni. Il rispetto delle loro “professioni” – cacciatore solitario e compagno sociale – è la chiave dell’armonia.

Quando ho avuto un gattino in casa, inconsciamente mi aspettavo da lui reazioni simili a quelle di un cane. La sua indifferenza alle passeggiate al guinzaglio e alle coccole selettive mi ha offeso all’inizio.

Ma una volta accettate le sue regole del gioco – fornire scatole di cartone, arrampicarsi sulle mensole e non socializzare in modo compulsivo – abbiamo trovato un terreno comune. Ora mi viene incontro alla porta, ma lo fa in silenzio, seduto sul dissuasore di cui sopra, che per un gatto è la massima dimostrazione di fiducia e attenzione.

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