Avete arrostito le patate fino a farle diventare dorate, ma dopo un minuto sulla piastra si trasformano in un ammasso molle e oleoso.
L’errore non sta nel tempo di frittura, ma nel trascurare un semplice nemico: il vapore, che continua a languire sotto la crosta rossa, secondo il corrispondente di .
L’umidità rimasta all’interno esce inevitabilmente e ammorbidisce tutto ciò per cui si è lavorato tanto. Il segreto è dare a questa umidità la possibilità di uscire prima del servizio finale.
Le patate finite, sia che si tratti di patatine fritte che di fette, non devono essere semplicemente trasferite su un piatto, ma devono essere disposte su un ripiano foderato di carta assorbente o in un unico strato su una teglia da forno. In questo modo il vapore può circolare liberamente e il grasso in eccesso può defluire.
Non coprite mai le patate arrosto con un coperchio o un foglio di alluminio: si crea un effetto serra che distrugge tutta la croccantezza in un paio di minuti. Lasciatele “riposare” all’aria invece di cuocerle nel loro stesso succo.
Un’altra chiave è la preparazione adeguata. Dopo averle affettate, assicuratevi di asciugarle bene con un asciugamano; per ottenere risultati ottimali, potete anche farle asciugare leggermente in frigorifero su una teglia. Più asciutta è la superficie, più veloce e sicura sarà la formazione della crosta.
Utilizzate olio a sufficienza e una padella ben riscaldata. Le patate immerse in un grasso non sufficientemente caldo lo assorbono come una spugna e diventano unte, non croccanti. La croccantezza è il risultato di un trattamento termico rapido e intenso, non della stufatura.
Seguendo queste semplici regole, trasformerete un banale contorno nell’evento principale della cena. Le patate saranno croccanti anche dopo mezz’ora, fonte di sorpresa e legittimo orgoglio.
Leggi anche
- Perché bollire il nocciolo dell’avocado: la risorsa nascosta che tutti buttano via
- Cosa succede se si frigge con olio “fumante”: il punto di non ritorno, visto e ascoltato

