Il cane corre meno spesso verso la porta, impiega un po’ più di tempo a riscaldarsi dopo un pisolino, è riluttante a saltare sul divano: lo attribuiamo all’età o all’umore, senza cogliere il punto.
Questi sottili cambiamenti nel comportamento sono spesso gli unici segnali di un dolore cronico, come quello provocato dall’artrite, riporta .
I cani sono maestri di stoicismo; sopportano in silenzio il disagio fino all’ultimo momento possibile e, quando il dolore diventa evidente (zoppicando, piagnucolando), la malattia ha già avuto il tempo di fare gravi danni. Spesso i proprietari si recano dal veterinario in una fase avanzata, chiedendosi come sia “successo all’improvviso”.
Ma all’improvviso non succede nulla. Da mesi, o addirittura da anni, il cane dava segnali silenziosi: si rifiutava di fare i soliti percorsi a piedi, scegliendo strade più scorrevoli; smetteva di giocare a rimpiattino; cominciava a scendere le scale con attenzione, mettendo due zampe sul gradino contemporaneamente.
Non lo vediamo come un dolore, ma come pigrizia o temperamento. Le malattie sono particolarmente insidiose nelle razze attive e allegre.
Il loro naturale entusiasmo maschera il disturbo per un po’: sono felici di vedervi, scodinzolano e noi pensiamo che tutto vada bene. Ma il loro corpo sta già combattendo una guerra silenziosa contro l’infiammazione e ogni salto nella pozzanghera ha un costo sempre maggiore.
La vigilanza è l’unico strumento per una diagnosi precoce. Non aspettate che il vostro animale zoppichi.
Fate attenzione ai microsegni: riluttanza a girare la testa da un lato, difficoltà ad assumere una certa postura durante il sonno, leggera rigidità nei primi minuti di cammino. I regolari controlli preventivi dal veterinario, compresa la palpazione delle articolazioni, dovrebbero essere una regola per i cani di mezza età e anziani.
Accorgersi di questi segnali e iniziare in tempo una terapia (antidolorifica, fisioterapica, di controllo del peso) non curerà l’artrite, ma possiamo regalare al cane anni di vita confortevole e piena senza dolori debilitanti. Il nostro compito non è solo quello di nutrire e portare a spasso il cane, ma di essere sottili osservatori, in grado di sentire il messaggio più silenzioso ma più importante: “Sto soffrendo”, codificato in mille piccoli cambiamenti nel comportamento abituale.
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