Come il riscaldamento globale sta cambiando la vita del vostro cane: rischi invisibili in una passeggiata familiare

Avete notato che il vostro cane cerca sempre più spesso l’ombra durante le passeggiate estive e respira pesantemente, anche se prima amava il sole.

Non si tratta di un semplice capriccio: il suo corpo, perfettamente regolato da migliaia di anni di evoluzione, ha incontrato un’anomalia a cui non è preparato: il clima sta cambiando più velocemente della capacità di adattamento della specie, secondo un corrispondente di .

L’aumento delle temperature medie del pianeta non è un grafico astratto, ma una minaccia reale per i cani, la cui termoregolazione è limitata e la cui salute dipende direttamente dal microclima che creiamo per loro. Il caldo colpisce soprattutto i brachicefali – carlini, bulldog, pechinesi.

La loro respirazione, già difficile in condizioni di elevata umidità e soffocamento, si trasforma in una lotta costante per ogni boccata di ossigeno. Una normale passeggiata estiva diventa per loro una prova di sopravvivenza, rischiando un colpo di calore anche in condizioni apparentemente non estreme.

Spesso non ci rendiamo conto che +25 in una città riscaldata dall’asfalto è già una zona a rischio. Ma il problema è più profondo. Inverni miti e primavere precoci alterano i cicli vitali dei parassiti.

Le zecche, vettori della piroplasmosi e della malattia di Lyme, non sono più attive due mesi all’anno, ma da marzo a novembre. Il noto schema “da maggio a settembre” è superato e mette a rischio il vostro cane durante quelli che tradizionalmente consideriamo periodi sicuri.

Lo stesso vale per le zanzare, vettori della dirofilariosi, il cui raggio d’azione si sta inesorabilmente spostando verso nord. Le allergie che un tempo erano rare stanno diventando la norma.

Le stagioni di fioritura delle piante, più lunghe e intense, e l’introduzione nella regione di una nuova flora estranea costringono il sistema immunitario del cane a lavorare al limite. Un animale che aveva prurito solo a giugno ora ne soffre da aprile a settembre, e noi lo consideriamo cibo avariato o una mitica “dermatite atopica” senza considerare il contesto climatico.

Gli eventi meteorologici estremi – ondate di calore, acquazzoni prolungati, uragani – sono una fonte di stress estremo. Il sensibile udito canino percepisce i cambiamenti di pressione atmosferica e gli infrasuoni precursori del maltempo molto prima che noi vediamo le prime nuvole.

Vivere in uno stato di ansia permanente in previsione di un disastro logora il sistema nervoso, portando a nevrosi e stati di panico che non sappiamo come interpretare. Nelle nuove condizioni, la responsabilità del proprietario non è più solo quella di portare a spasso il cane e di dargli da mangiare.

Si tratta del ruolo di previsore e di ecologo in un’unica persona. È necessario studiare non solo le previsioni di temperatura, ma anche l’indice UV, il livello di umidità e l’attività delle zecche in una determinata area.

Scegliere l’orario delle passeggiate non in base al proprio programma, ma in base al termometro, preferendo le prime ore del mattino e le tarde ore della sera. L’adattamento diventa un’abilità fondamentale.

Forse dovremmo riconsiderare la tradizionale tosatura delle razze pelose (il sottopelo spesso funge da isolante) e investire invece in tappetini refrigeranti e gilet? Oppure cambiare drasticamente i percorsi, passando dall’asfalto caldo al terreno e all’erba dei parchi?

Le nostre abitudini, sviluppate per decenni, devono essere riviste per rispondere alle nuove realtà dettate dal pianeta. In definitiva, prendersi cura di un cane in un’epoca di cambiamenti climatici è una prova della nostra sensibilità e della nostra capacità di apprendimento.

I cani, in quanto barometri più fedeli, sono i primi a percepire gli squilibri. E il nostro compito non è solo quello di dare loro una ciotola d’acqua nella calura del giorno, ma di leggere i segnali d’allarme che lanciano con tutto il loro essere e di cambiare il mondo intorno a loro per renderlo di nuovo una casa sicura, non un percorso a ostacoli per la sopravvivenza.

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