La rottura non è una sconfitta, ma una complessa operazione chirurgica per separare due vite un tempo unite.
E da quanto pulita e professionale sarà portata a termine, dipende se dopo di essa rimarranno ferite e cicatrici non cicatrizzate o due individui sani e indipendenti, in grado di andare avanti, riferisce il corrispondente di .
Partire umanamente è un’abilità che non si insegna a scuola, ma che determina il bagaglio con cui si entrerà in un nuovo capitolo della propria vita. La prima regola è la chiarezza e l’onestà, prima di tutto con se stessi.
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Prima di annunciare la decisione al partner, è necessario confermarla definitivamente. Lasciarsi come una manipolazione, un modo per provocare gelosia o per ottenere maggiori attenzioni è terrorismo psicologico che paralizza entrambi.
La decisione deve essere equilibrata, presa in uno stato di calma, non al culmine del litigio o del risentimento. Se dentro di voi ci sono ancora dei dubbi, forse vale ancora la pena cercare di salvare la relazione, ma con l’aiuto di un professionista piuttosto che con ultimatum distruttivi.
La scelta del tempo e del luogo non è una formalità, ma un atto di rispetto per la storia condivisa. Non si dovrebbe organizzare una conversazione di corsa, in un luogo affollato, alla vigilia di un evento importante per il partner o per corrispondenza.
Un messaggio freddo su messenger o un post pubblico è un colpo vile e crudele che lascerà una sensazione di tradimento per molto tempo. È meglio scegliere un ambiente neutro e tranquillo, dove si possa parlare senza testimoni e dove ognuno abbia lo spazio per vivere le prime, più acute emozioni.
In una conversazione, è importante parlare in prima persona, dei propri sentimenti e bisogni, piuttosto che scaricare un atto accusatorio sul partner. Frasi come “sento che abbiamo esaurito le nostre risorse”, “ho bisogno di andare in un’altra direzione” suonano più morbide di “non mi apprezzi, hai rovinato tutto”.
Il vostro compito non è quello di sminuire o dimostrare una tesi, ma di trasmettere l’inevitabilità della decisione. Evitate le frasi vaghe “prendiamoci una pausa” o “viviamo separati”: lasciano false speranze e prolungano l’agonia.
Siate pronti a qualsiasi reazione: lacrime, rabbia, shock, tentativi di negoziazione. Il vostro ruolo non è quello di essere un soccorritore o un giudice, ma di mantenere fermezza e confini.
Non potete cedere alle richieste di “riproviamo” se la decisione è definitiva. La pietà è il peggior consigliere a questo punto.
Ma potete e dovete esprimere gratitudine per le cose belle che ci sono tra voi, riconoscere il valore dell’esperienza condivisa. Non si tratta di ipocrisia, ma di umanità, che vi permetterà di guardare al passato senza odio.
Dopo la conversazione finale arriva la fase più importante: creare una chiara distanza. Continuare subito a “essere amici”, a seguire la vita dell’altro sui social network, a incontrarsi “solo per chiacchierare”, significa non lasciare che le ferite si rimarginino.
Ci vuole un periodo di completa “quarantena informativa” perché la psiche elabori la perdita e inizi a costruire nuovi percorsi neurali non legati all’ex partner. Non è abuso, è igiene.
Altrettanto importante è rinunciare all’auto-tortura di analizzare all’infinito “e se avessi…”. Il passato non si può cambiare e l’energia spesa a rimuginare su scenari alternativi toglie energia al presente e al futuro.
Accettate il fatto che in una relazione le colpe sono sempre di entrambi, ma siete anche gli unici responsabili della vostra felicità nel futuro. Permettete a voi stessi di vivere il dolore senza fuggire nel lavoro o in nuove storie d’amore, ma anche senza rimanervi incastrati intenzionalmente.
Una degna conclusione si ha quando, guardandosi indietro, non si vede un campo di battaglia cosparso di frammenti di recriminazioni reciproche, ma un capitolo chiuso della propria biografia. Triste, forse, ma concluso.
Non si bruciano i ponti, ma li si smantella con cura, lasciando sulla riva del fiume due persone libere che un tempo camminavano insieme, ma che ora sono pronte a separarsi. E non c’è nessuna tragedia in questo: c’è solo il corso naturale della vita che, se trattato con rispetto, può diventare non la fine, ma l’inizio di un nuovo percorso più realizzato per tutti.
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