Perché l’occhio “mangia” per primo: come il colore del cibo controlla il nostro appetito e il nostro umore

Raramente consideriamo che la scelta tra una mela rossa e una verde può essere dettata non solo da ragioni di convenienza, ma anche da antichi istinti.

La nostra visione tricromatica, la capacità di distinguere tra rosso, verde e blu, si è evoluta, tra le altre cose, per trovare il cibo più nutriente nel fogliame, riferisce un corrispondente di .

Per il nostro cervello, il rosso segnala ancora la maturità, le calorie e gli zuccheri più elevati. Questo meccanismo, che funzionava perfettamente in natura, sta venendo meno nel mondo moderno.

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Il colore dei gamberi bolliti o delle bistecche fritte non è più un indicatore affidabile del contenuto nutrizionale. Tuttavia, rimane una reazione inconscia: gli studi dimostrano che le persone percepiscono il cibo rosso come più calorico e questo può influenzare il senso di sazietà.

La psicologia del colore degli alimenti va ben oltre le semplici scelte. I colori caldi – rosso, arancione, giallo – tradizionalmente stimolano l’appetito, essendo associati all’energia, al calore e al comfort.

Non è un caso che le catene di fast food basino il loro design su questa tavolozza aggressiva e stimolante. Il blu e il viola, invece, agiscono come soppressori naturali dell’appetito, inducendo un senso di calma.

Un piatto di colore blu è una tecnica dietetica ben nota, in quanto il cibo appare meno attraente su di esso, aiutando a controllare le dimensioni delle porzioni. L’influenza si estende anche alla sfera emotiva.

I lavori scientifici in ambito psiconutrizionale indicano che il colore degli alimenti può attivare determinate aree del cervello. Gli alimenti gialli, ad esempio, possono stimolare la produzione di serotonina, l’ormone del benessere.

Il verde, associato alla freschezza e alla natura, segnala inconsciamente dei benefici. È ricco di clorofilla e magnesio, che aiuta a rilassare il sistema nervoso, quindi un piatto di verdure può avere un effetto calmante.

Giocare con i colori del piatto può aiutare a gestire il proprio comportamento alimentare. Se si vuole ridurre il contenuto calorico della dieta, è opportuno inserire più accenti blu e verdi, mentre per stimolare l’appetito, ad esempio nei bambini o negli anziani, si può usare una tavolozza calda.

Un piatto multicolore non è solo bello, è una strategia. Combinando alimenti di colori diversi, non solo si soddisfa l’occhio, ma si fornisce all’organismo un’ampia gamma di fitonutrienti, ciascuno con una propria tonalità e funzione.

La pratica tradizionale giapponese del “go shoku” (cinque colori) in un pasto ne è una chiara dimostrazione. La cosa più sorprendente è che anche cambiare l’illuminazione può confondere i nostri istinti.

Gli esperimenti dimostrano che le persone rifiutano il cibo più delizioso se viene evidenziato con un colore innaturale, come il latte viola o la carne grigia. La nostra percezione del cibo parte dall’occhio e il controllo di questo canale è uno strumento potente per costruire un rapporto armonioso con il cibo.

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