Cosa succede quando si paragona un cane a un bambino: l’ombra pericolosa dell’antropomorfismo

Li chiamiamo “bambini”, gli compriamo dei vestiti, dormono nello stesso letto e consideriamo i cattivi comportamenti come capricci.

L’umanizzazione di un animale domestico, o antropomorfismo, sembra un’innocua espressione d’amore, ma spesso è alla base di gravi problemi comportamentali e incomprensioni reciproche, secondo un corrispondente di .

Un cane a cui vengono attribuite motivazioni e logiche umane cessa di essere un cane ai nostri occhi, e questo è un percorso diretto verso errori di addestramento e mantenimento. Quando interpretiamo la distruzione dell’appartamento in nostra assenza come “vendetta per la partenza” e il ringhio per la ciotola come “avidità”, chiudiamo gli occhi di fronte alle vere ragioni: ansia da separazione panica nel primo caso e forse dolore o istinto di conservazione delle risorse nel secondo.

Trattare l’effetto (“disobbedienza”) invece della causa (paura o dolore) non fa che peggiorare la situazione. L’iper-genitorialità, nata dalla percezione del cane come un neonato perenne, lo priva dell’opportunità di sviluppare fiducia e indipendenza.

Un animale a cui viene sempre detto cosa fare, che non può mai andare da nessuna parte e che viene protetto da tutto, non impara a gestire lo stress e diventa nevroticamente attaccato al suo padrone, il che è un percorso diretto verso l’ansia da separazione. Il suo mondo si riduce alle dimensioni di una persona senza la quale si sente completamente indifeso.

Il cane vive in un mondo di odori, istinti e una chiara gerarchia sociale. Il suo comportamento “cattivo” è quasi sempre una reazione normale, ma indesiderata, all’ambiente o alle nostre azioni.

Un cane che tira al guinzaglio non è “testardo”, ma segue il suo istinto di andare più veloce; un cane che seppellisce un osso nel divano non è un “guastafeste”, ma sta creando una dispensa. Abbandonare l’antropomorfismo non significa disamorarsi.

significa amare veramente, vedendo e accettando l’animale così com’è. Significa imparare il suo linguaggio – il linguaggio del corpo, i suoi segnali di riconciliazione, i suoi vocalizzi.

È capire che per crescere ha bisogno non solo di cibo e affetto, ma anche di regole chiare, esercizio mentale, possibilità di masticare, scavare e risolvere problemi. Cominciate con poco: smettete di spiegare le azioni del vostro cane in termini umani (“geloso”, “arrabbiato”, “offeso”).

Invece, chiedetevi: “Cosa sta cercando di ottenere o di evitare in questo momento? Che cosa sta scatenando il suo istinto?”. Offritele l’opportunità di essere un cane, con lunghe passeggiate in cui potete annusare i cartellini, con giochi di recupero, con opportunità di masticare in sicurezza.

Riconoscete il suo diritto alla paura e allo stress e aiutatela ad affrontarlo, invece di rimproverarla per la sua codardia. Il vostro amore, sostenuto dalla conoscenza della sua vera natura, sarà il miglior regalo che un cane possa ricevere.

Smetterete di essere una divinità imprevedibile, i cui stati d’animo e le cui decisioni non sono chiari, e diventerete un leader fidato che comprende, protegge e guida, che è esattamente il ruolo che un cane si aspetta da un umano nel profondo della sua memoria genetica millenaria.

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