Come perdonare un tradimento: perché non è sempre necessario e come capire quando vale la pena dare una seconda possibilità

Viviamo in una cultura in cui l’infedeltà è considerata automaticamente un giudizio su una relazione, un punto di non ritorno dopo il quale le “persone normali” si lasciano immediatamente.

Questo tabù sociale costringe migliaia di coppie a ingoiare silenziosamente le lacrime e a nascondere il tradimento per paura del giudizio o, al contrario, a interrompere la relazione al culmine del dolore, anche se da qualche parte, nel profondo dell’anima, c’è ancora una speranza di recupero, secondo il corrispondente di .

In realtà, il perdono non è né un obbligo morale né una debolezza, ma una scelta complessa e consapevole che richiede molto più coraggio di una semplice rottura. Gli psicologi sottolineano che il perdono è un processo per lasciar andare la rabbia e il risentimento, non un obbligo di dimenticare l’accaduto o di immediatamente ripristinare la fiducia.

Si tratta di un lavoro interiore, che una persona fa prima di tutto per se stessa, in modo che il veleno dell’offesa smetta di avvelenare la propria vita, indipendentemente dal fatto che il partner rimanga vicino. Prima di decidere se perdonare o meno, è necessario comprendere onestamente le ragioni dell’atto.

A volte l’infedeltà è una debolezza occasionale provocata da una coincidenza, altre volte è il sintomo di una crisi profonda nella coppia, il segnale di una perdita di legame emotivo, di una mancanza di comunicazione o di bisogni non soddisfatti.

La comprensione dei motivi non giustifica il tradimento, ma aiuta a vedere il quadro completo, separando il dolore personale dai problemi sistemici della relazione. La domanda chiave a cui rispondere è: chi ha tradito è pronto ad assumersi la piena responsabilità?

Le parole vuote di “mi dispiace” senza un rimorso sincero, la disponibilità al dialogo e un’azione reale per ricostruire la fiducia non valgono nulla. Se il partner dà la colpa a voi, alle circostanze o nega l’evidenza, la strada per la riconciliazione è chiusa.

È importante concedersi il tempo e il diritto di vivere tutte le fasi del lutto: negazione, rabbia, dolore, depressione. Cercare di “spegnere tutto” o di far finta che non sia successo nulla non farà altro che approfondire il trauma, distruggendovi dall’interno. Permettete a voi stessi di provare l’intera gamma di emozioni, non rimproveratevi per la “debolezza”.

Secondo gli esperti, le possibilità di recupero ci sono quando entrambi i partner sono disposti a lavorare sodo. Non si tratta di un ritorno al passato, ma della creazione di una nuova relazione, che tenga già conto di quanto è accaduto.

È necessario costruire nuovamente l’intimità emotiva, imparare a parlare apertamente di bisogni e paure e cercare insieme una risposta alla domanda sul perché gli accordi precedenti sono stati infranti. A volte l’unica scelta sana è quella di lasciarsi.

Perdonare non significa necessariamente restare. Si può lasciare la persona con la pace nell’anima, senza odio, e andare avanti per la propria strada. Anche questa è una forma di guarigione, forse l’unica vera nella vostra situazione.

Se scegliete di lottare per la relazione, preparatevi al fatto che la fiducia non tornerà presto. Non si può accendere con un semplice clic.

Maturerà lentamente in conversazioni oneste, nella trasparenza delle azioni, in piccole affermazioni quotidiane che il vostro partner è lì per voi e la sua scelta è vostra. In definitiva, la decisione di perdonare o meno è una scelta esistenziale che nessuno può fare per voi.

Non dipende dalle opinioni degli altri, ma dai vostri valori interiori, dalla forza dei vostri sentimenti e da una valutazione realistica della capacità di entrambi di costruire qualcosa di nuovo sulle macerie del vecchio. E questa scelta, qualunque essa sia, merita rispetto.

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