All’inizio di una relazione, ci sono un “io” e un “tu”, due isole tra le quali naviga una barca di passione e curiosità.
Col tempo, queste isole non scompaiono, ma emerge qualcosa di nuovo tra di esse: un ponte stabile, un territorio comune che si inizia a chiamare istintivamente con la parola “noi”, secondo un corrispondente di .
Non è solo un luogo di incontro, è una creazione comune, una fortezza psicologica in cui ci si sente a casa. I ricercatori di matrimoni felici sottolineano la creazione di questa identità di coppia come uno dei compiti principali.
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È il processo che porta alla nascita di obiettivi comuni, motivazioni, battute e persino di un linguaggio unico: sguardi, mezze parole, allusioni che sono chiare solo a voi due. Iniziate non solo a vivere fianco a fianco, ma a creare il vostro piccolo universo con le sue leggi.
Questo “noi” diventa una potente risorsa nei momenti di conflitto. Quando sorge un problema, non siete più parti in guerra “io contro te”, ma alleati “noi contro il problema”.
Questo cambia radicalmente l’atmosfera di qualsiasi controversia, facendola passare da una battaglia a una ricerca comune di una soluzione. Il fondamento di questa alleanza non è un accordo cieco su tutto, ma un’attenta intimità costruita sulla sincerità e sulla graduale rivelazione di sé.
Non si scaricano sul partner tutte le proprie paure e i propri traumi in una volta sola, ma con cautela, passo dopo passo, gli si confidano parti di sé, vedendo se è pronto ad accettarle. Così facendo, la forza del “noi” si basa paradossalmente sul rispetto dei confini di ciascun “io”.
Una relazione sana richiede un saggio equilibrio: ci dovrebbe essere abbastanza territorio comune per un senso di unità, ma ognuno dovrebbe avere il proprio spazio – per gli amici, gli hobby, il silenzio e la possibilità di stare da soli.
È un’arte raffinata quella di essere una cosa sola senza smettere di essere due persone distinte e complete. Ecco perché la separazione completa dai genitori è così importante: solo una persona emotivamente matura, che ha smesso di essere principalmente il figlio o la figlia di qualcun altro, può investire pienamente nella costruzione di un nuovo legame orizzontale.
L’identità di una coppia non viene messa alla prova nei giorni di calma, ma nelle tempeste. Le crisi, le malattie, le perdite vissute insieme sono il composto cementante che tiene insieme i mattoni dei ricordi condivisi.
È in questi momenti che si impara se si è in grado di proteggersi l’un l’altro non solo dal mondo esterno, ma anche dai demoni interiori – autocritica, panico, disperazione. Nella vita di tutti i giorni, questo “noi” si manifesta in mille piccole cose: nel bilancio comune, dove il rigido confine tra “mio” e “tuo” scompare gradualmente, nella tacita divisione delle responsabilità, nei vostri rituali comuni – che si tratti del caffè del mattino o del programma televisivo del sabato sera.
Con il tempo, questo senso di comunità diventa così organico da cambiare la percezione stessa del tempo. Gli anni del matrimonio sembrano più appaganti e più lunghi rispetto allo stesso periodo di tempo trascorso in una relazione prematrimoniale.
Perché ora non state solo imparando a conoscervi, ma state creando qualcosa di più insieme: una storia condivisa, una casa condivisa, una vita condivisa che appartiene solo a voi due e a nessun altro al mondo.
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