Cosa aspettarsi davvero dal matrimonio: come distinguere una relazione sana da una favola sociale

La cultura si ostina a venderci la stessa immagine scintillante: il matrimonio come cornice finale della storia, seguito automaticamente dal “vissero per sempre felici e contenti”.

Ma chi ha vissuto il matrimonio per più di un anno, con amara ironia nota che il vero cinema inizia subito dopo questi titoli di coda, e il suo genere è più spesso drammatico che fiabesco, riferisce il corrispondente di .

La prima e principale cosa che cambia è il senso di sicurezza e di responsabilità, e allo stesso tempo. Da un lato, lo status ufficiale può dare un senso di sicurezza e di definitività della scelta.

D’altra parte, lo stesso status crea pressione: ora per uscire da una relazione bisogna sottoporsi a una procedura chiamata “divorzio”, e si viene guardati non solo dall’altro, ma anche dallo Stato e dagli invitati di quello stesso matrimonio.

Qui sta la trappola dell’autostima. Se una persona non ha un forte punto d’appoggio in se stessa, nei suoi affari, nei suoi interessi, corre il rischio di “dissolversi” completamente nel ruolo di moglie o marito.

Allora ogni litigio sarà percepito non come un disaccordo su una questione particolare, ma come una prova catastrofica della propria insignificanza. Un matrimonio sano, come dimostrano le ricerche, si basa proprio sul contrario.

È l’unione di due persone adulte e affermate che hanno completato la loro separazione psicologica dai genitori. Alla domanda “chi ami di più, tua madre o il tuo coniuge?”, hanno una risposta chiara e veloce a favore del partner, perché ora è lui o lei al centro dell’universo emotivo.

In una coppia di questo tipo, la magia non consiste nella fusione, ma nella creazione di qualcosa di terzo: l’identità del “Noi”. Ci sono obiettivi comuni, battute, una visione del mondo, una piccola microcultura propria.

Questo “Noi” non annulla i due “Io”, ma diventa una retroguardia affidabile per loro, aiutando a risolvere i conflitti non come nemici, ma come alleati che affrontano un problema comune. L’abilità chiave per questo è la doppia visione.

Imparate a vedere il vostro partner sia come l’eroe romantico che vi fa appassionare, sia come una persona reale, con tutte le sue stranezze, debolezze e malumori mattutini. Mantenere entrambe le immagini nella mente significa amare non una proiezione, ma un’anima viva.

Ecco perché l’amicizia e la simpatia reciproca sono così apprezzate nelle coppie felici. La passione fluttua, le responsabilità incalzano, ma il vero affetto amichevole, l’interesse per il mondo interiore dell’altro è il filo conduttore che non si spezza nemmeno nei momenti più bui.

Il sesso in una relazione di questo tipo non è né un obbligo né uno strumento per la procreazione, ma un’espressione diretta dell’amore e del piacere a cui la coppia dà consapevolmente la priorità. È facile perderlo nel vortice della vita quotidiana, ma va recuperato consapevolmente, perché l’intimità è il linguaggio dell’intimità fisica, e senza di essa la relazione si intorpidisce.

In definitiva, il matrimonio non è uno stato di beato riposo, ma un lavoro costante e vivo sulla soluzione dei problemi psicologici. È un percorso in cui non c’è una tappa finale, ma solo movimento, accordi, litigi e riconciliazioni.

La felicità in esso non è scontata, ma è il risultato di una scelta quotidiana di essere vicini, di vedere l’altro e di lasciarsi vedere, senza occhiali rosa, ma con infinita, sobria curiosità.

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