Come smettere di lottare con il cibo: cos’è l’alimentazione consapevole

Il pensiero dietetico ha diviso il mondo in cibi “buoni” e “cattivi”, trasformando l’alimentazione in un campo di battaglia.

Il cibo non è più solo una fonte di energia e di piacere, ma è diventato una causa di ansia e senso di colpa costante, riporta .

L’alimentazione consapevole offre un approccio radicalmente diverso, che richiede di ristabilire la connessione tra cervello e corpo. Non si tratta di controllo, ma di prestare attenzione ai segnali di fame e sazietà, al gusto, alla consistenza e a come il cibo influisce sulle nostre sensazioni.

Il primo passo è imparare a distinguere la fame fisica da quella emotiva. Il desiderio di mangiare una barretta di cioccolato per un capriccio o di mangiare stress dopo una giornata pesante ha poco a che fare con il vero bisogno di energia dell’organismo.

La fame fisica si sviluppa gradualmente ed è localizzata nello stomaco. La pratica inizia in modo semplice: prima di mettere in bocca qualcosa, vale la pena di fermarsi un attimo e chiedersi: “Ho davvero fame?”.

Questa breve pausa può interrompere la catena automatica stimolo-risposta che spesso governa il nostro comportamento alimentare. È importante mangiare senza distrazioni da TV, smartphone o computer.

Il cervello, impegnato in attività parallele, non ha il tempo di registrare il fatto di aver mangiato e il senso di sazietà, il che porta quasi sicuramente a mangiare troppo.

Vale la pena di rallentare il ritmo masticando bene ogni boccone. Questo non solo rende più facile la digestionema permette anche di assaporare appieno il sapore, ottenendo una maggiore soddisfazione con una minore quantità di cibo.

Seguire un regime dietetico è un’altra pietra miliare. Quando i pasti vengono consumati più o meno alla stessa ora, l’organismo smette di farsi prendere dal panico e accumula riserve per i giorni di pioggia.

La stabilità calma il metabolismo. La consapevolezza significa anche evitare le inibizioni categoriali.

Il rifiuto totale del “non sano” porta spesso a rotture, mentre concedersi una fetta di torta senza sensi di colpa ne riduce il valore soggettivo e le voglie. Questo percorso richiede pazienza, perché mira a modificare abitudini radicate, non a perdere peso rapidamente.

Il risultato non è solo la normalizzazione del peso, ma anche il ripristino di un rapporto sano e sereno con il cibo, che torna a essere un alleato e non un nemico.

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