Molte coppie sono sorprese di scoprire che il matrimonio tanto atteso non diventa l’inizio di un nuovo e più profondo capitolo, ma uno strano punto di arresto.
La tensione del corteggiamento viene meno, il desiderio di sorprendere scompare e il futuro condiviso di cui si parlava così vividamente si trasforma in un presente monotono, riporta .
C’è stata una sostituzione di obiettivi: la cerimonia stessa è stata erroneamente percepita come un traguardo. Gli psicologi considerano questo fenomeno come una trappola del copione sociale.
Sebbene la relazione abbia portato a una simbolica “conclusione dell’unione”, la coppia aveva un obiettivo comune e chiaro. Una volta raggiunto, c’è un vuoto semantico: “e poi?”.
Se il “dopo” non viene riempito con nuovi punti di riferimento comuni, i partner iniziano a vivere in parallelo, collegati solo dalla vita quotidiana e dai doveri. Scompare l’elemento dell’incertezza, che spesso crea un tono emotivo.
Prima si poteva dubitare, tirare a indovinare, lottare per attirare l’attenzione. Un timbro sul passaporto, contrariamente ai miti, non garantisce i sentimenti, ma crea l’illusione di una garanzia, dopo la quale ci si può “rilassare”.
È questo rilassamento che diventa l’inizio della fine di un legame vivo. Gli esperti sottolineano: un matrimonio sano non è uno stato statico, ma un processo continuo di negoziazione e crescita.
Se prima del matrimonio si cresceva l’uno verso l’altro, dopo il matrimonio si deve imparare a crescere insieme, nella stessa direzione, il che è molto più difficile. Richiede un dialogo costante, non una vita con il pilota automatico.
Un errore fondamentale è smettere di “frequentare” il proprio coniuge. La relazione inizia a soddisfare le strutture esterne: il mutuo, gli orari dei figli, le riparazioni.
Lo spazio per flirtare facilmente, per scherzare e per parlare di sogni piuttosto che di problemi scompare. Smettete di essere amanti e vi trasformate in gestori efficaci di una casa condivisa.
La situazione può essere salvata abbandonando il modello del “capito e rilassato”. Il matrimonio non deve essere visto come una fortezza in cui si è al sicuro, ma come una barca che si deve continuare a costruire insieme durante il viaggio.
Gli obiettivi comuni dovrebbero passare da quelli materiali (auto, appartamento) a quelli esistenziali e di sviluppo: cosa impariamo insieme, quali valori vogliamo trasmettere, come sosteniamo la crescita dell’altro. È necessario riportare consapevolmente l’elemento della novità e dell’imprevedibilità che un tempo si dava da sé.
Provare cose nuove insieme, lasciare uno spazio di libertà personale, a volte anche di gelosia: in dosi moderate questo rivitalizza i sentimenti, ricordando che il partner è una persona a sé stante e interessante e non fa parte del paesaggio domestico. Alla fine, un timbro sul passaporto non cambia nulla di per sé.
Non fa altro che consolidare il livello di relazione già raggiunto. Se si smette di provare il giorno della domanda, si conserva solo una forma vuota, cancellando gradualmente da essa tutto il contenuto vivo, per il quale tutto sembrava essere iniziato.
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