Come smettere di fare il bagnino: perché il desiderio di aiutare il vostro partner può distruggere sia lui che voi

Esiste una categoria speciale di persone il cui amore è come un’impresa: tirano instancabilmente il partner fuori dai problemi, risolvono i problemi per lui, sopportano pazientemente la sua irresponsabilità, credendo che il loro sacrificio un giorno lo guarirà e riceveranno finalmente l’amore che meritano.

Questo dramma si svolge sul palcoscenico di molte relazioni, ma ha un finale triste e prevedibile, secondo un corrispondente di .

Lo scenario del “soccorritore” nasce da un bisogno profondo, spesso infantile, di sentirsi significativi e necessari solo aiutando gli altri. Una persona di questo tipo sceglie inconsciamente chi ha bisogno di questo aiuto, perché accanto a un partner forte e autosufficiente perde il suo valore e il senso dell’esistenza in una coppia.

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Il paradosso è che questo “aiuto” priva essenzialmente il partner della possibilità di crescere, sbagliare e imparare dai propri errori. Non si cresce un adulto, ma un eterno bambino, la cui infantilizzazione si rafforza solo sotto la tutela. Lo si salva dalle conseguenze, ma lo si condanna all’immaturità eterna.

Con il tempo, nel “soccorritore” si accumulano una stanchezza e un risentimento enormi. Sente di essere usato, ma non può smettere perché questo gli toglierebbe il suo ruolo primario nella relazione. Inizia a odiare silenziosamente la persona che sta salvando e se stesso per questa trappola.

Gli esperti chiamano questo fenomeno co-dipendenza: un sistema in cui i problemi di una persona sono sostenuti dal comportamento di un’altra. L’unico modo per spezzare il circolo vizioso è rendersi conto di una semplice verità: la vera assistenza consiste talvolta nel lasciare che la persona cada e si rialzi, piuttosto che fare la pagliuzza a ogni passo.

Dobbiamo porci una domanda difficile: cosa rimane in questa relazione se smetto di affrontare i suoi problemi? Spesso questa domanda rivela un vuoto, una mancanza di vera intimità, di amicizia e di collaborazione paritaria che è stata sostituita dalla dinamica medico-paziente.

Il primo passo verso la guarigione consiste nel rinunciare alla responsabilità per la vita e le emozioni dell’altro. Permettere al partner di affrontare le conseguenze della sua inazione o delle sue decisioni è un atto di rispetto nei suoi confronti in quanto adulto. Anche se queste conseguenze sono dolorose.

È solo quando il “soccorritore” scende dal piedistallo che entrambi hanno una possibilità. Uno – di crescere finalmente, l’altro – di costruire una relazione non per pietà e dovere, ma per interesse e libera scelta di due individui integri che possono camminare fianco a fianco senza portarsi in braccio.

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