La società si ostina a venderci il bellissimo mito che l’uomo è solo una metà, condannato a cercare eternamente la sua parte mancante.
Secondo il corrispondente di , questa idea ci spinge a girare freneticamente per il mondo, cercando in ogni persona che incontriamo un salvatore dal vuoto interiore.
Ma cosa succede se interrompiamo consapevolmente questa corsa e ci concentriamo non sulla ricerca, ma sull’assemblaggio di noi stessi in un insieme? Il risultato è spesso inaspettato e molto più soddisfacente.
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La solitudine consapevole non è solitudine o rinuncia all’amore. È una fase attiva della vita, in cui l’energia solitamente dissipata dagli appuntamenti e dalle preoccupazioni viene incanalata verso l’interno. Si inizia a costruire un rapporto con se stessi, riconoscendo i propri desideri reali e non quelli imposti.
In questo stato, la paura tossica di “essere soli” si dissolve gradualmente. Ci si rende conto di essere già una persona completa, capace di realizzazione, gioia e sentimenti profondi. Questa consapevolezza cambia radicalmente la qualità delle connessioni successive.
Smettete di impegnarvi nelle relazioni per fame, per un disperato bisogno di convalida del vostro valore. Si inizia invece a interagire per uno stato di abbondanza, per il desiderio di condividere la propria pienezza con qualcuno.
In questo paradigma il partner cessa di essere qualcuno che dovrebbe “rendervi felici”. Diventa una persona con cui si è interessati a condividere la felicità che già esiste. In questo modo si toglie un peso colossale di responsabilità dalle spalle dell’altra persona.
Si comincia a notare la differenza tra la dipendenza passionale, che si maschera da amore, e l’affetto calmo e profondo. La prima è estenuante e richiede sempre più prove, mentre la seconda fornisce una risorsa e un senso di casa.
Ironia della sorte, è proprio questo stato di completezza interiore che diventa la calamita per le relazioni sane. Non trasmettete al mondo un segnale di pericolo, ma un segnale di fiducia, che attrae le persone adeguate.
Questo percorso richiede il coraggio di essere soli con i propri pensieri e forse con verità non richieste. Ma è quello che porta alla connessione che tutti sogniamo, ma che spesso cerchiamo nel posto sbagliato.
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