Sembra che un cane sia semplicemente felice di vedervi arrivare, vi punzecchia con il suo naso umido e impone il gioco.
Ma a livello biochimico in questo momento nel vostro corpo avviene un’intera rivoluzione, riferisce il corrispondente di .
Il contatto con un cane, soprattutto quello tattile – carezze, coccole – innesca il rilascio di ossitocina, il cosiddetto “ormone dell’attaccamento e della fiducia”. Il livello di cortisolo, l’ormone dello stress, si riduce notevolmente.
Questi cambiamenti non sono una sensazione soggettiva, ma misurabili un fatto fisiologico confermato da molti studi. E il processo funziona in entrambi i sensi: cambiamenti ormonali simili sono stati registrati nei cani stessi durante le interazioni positive con i loro proprietari.
Si tratta di una sorta di “circolo biochimico positivo”, in cui la comunicazione porta benefici reciproci. Questo, e non solo un bisogno sociale, spiega in parte l’effetto terapeutico della canisteria per le persone con ansia, PTSD o lutto.
Il cane diventa un antidepressivo vivo e vegeto con la coda. Ma è importante capire che questo effetto è proprio il risultato di un contatto reciproco e volontario.
Se si cerca di abbracciare o stringere con forza un cane che non lo vuole, si ottiene il risultato opposto: stress per l’animale e senso di rifiuto per l’uomo. Il segreto sta nel leggere i segnali.
Se il cane si avvicina, si accuccia, vi lecca le mani, vi sta offrendo una seduta di “terapia”. Se si gira dall’altra parte, sbadiglia, lecca: ha bisogno di distanza.
Un veterinario ha raccontato la storia di un cliente con gravi attacchi di panico che aveva un cane grande e flemmatico. L’uomo notò che, all’inizio di un attacco, il cane appoggiava senza tanti complimenti la sua pesante testa sulle sue ginocchia e non si muoveva.
Concentrarsi sul suo calore e sul suo respiro ritmico lo aiutò a uscire dalla condizione più rapidamente e dolcemente. Il cane non aveva un addestramento speciale, ha semplicemente risposto in modo intuitivo alle condizioni della sua umana e ha funzionato.
Nella mia vita c’è stato un periodo di stress prolungato al lavoro. L’unico antidoto incondizionato era tornare a casa.
Il cane mi veniva incontro e dopo dieci minuti di giochetti senza senso, dal punto di vista di un estraneo, – strofinando le orecchie, sdraiandosi sul pavimento, giocando al tiro alla fune – il mondo andava al suo posto.
La tensione delle mie spalle si stava sciogliendo e il caos nella mia testa si stava organizzando. Non era una fuga dai suoi problemi, ma un riavvio biochimico che solo lui poteva innescare.
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